Il caso dell’azienda israeliana coinvolta nel progetto richiama il tema della responsabilità degli investimenti alla luce della situazione nei territori palestinesi. Gentili e Ferruzza: «Trasparenza, verifica dei fatti e nessuna strumentalizzazione della necessità di accelerare sulle rinnovabili».
Il caso dell’impianto di Ribolla apre una riflessione che va oltre il singolo progetto: la transizione energetica deve tenere insieme clima, agricoltura, territorio, trasparenza degli investimenti e responsabilità sociale.
È innegabile la necessità urgente e irrinunciabile di una politica energetica basata sulle fonti rinnovabili, capace di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, abbandonare progressivamente le fonti fossili, contribuire a superare la crisi energetica e favorire, anche attraverso scelte energetiche più sostenibili, processi di pace nel quadro geopolitico internazionale.
Per questo è necessario accelerare con determinazione lo sviluppo delle energie rinnovabili nei territori. In questo quadro, l’agrivoltaico può dare un contributo importante sia a livello regionale, per la Toscana, sia a livello nazionale.
L’agrivoltaico rappresenta infatti una delle tecnologie su cui puntare per accelerare la transizione energetica e, allo stesso tempo, accompagnare l’agricoltura nella risposta alla crisi climatica. Proprio perché la crescita delle rinnovabili comporta una trasformazione profonda del sistema energetico e dei territori, ogni progetto deve però essere valutato non soltanto per la quantità di energia pulita che può produrre, ma anche per la qualità dell’investimento, la trasparenza della filiera societaria, il rapporto con l’attività agricola e le responsabilità dei soggetti che lo promuovono.
È questa la riflessione che il caso dell’impianto agrivoltaico di Ribolla, nel territorio di Roccastrada, porta oggi al centro del dibattito.
Il progetto, da circa 20 megawatt e con oltre 36 mila moduli fotovoltaici, ha ottenuto dalla Regione Toscana il parere positivo di compatibilità ambientale. L’impianto è promosso formalmente da SPV Energy 3, società italiana riconducibile, attraverso la propria catena societaria, al gruppo israeliano Shikun & Binui.
Proprio la struttura proprietaria e le attività internazionali del gruppo hanno fatto emergere nelle ultime settimane una questione ulteriore rispetto a quella strettamente energetica e ambientale. Shikun & Binui figura infatti nella banca dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani relativa alle imprese coinvolte in attività connesse agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.
Un elemento che, alla luce della gravissima situazione in corso nei territori palestinesi, rende necessario verificare con attenzione la natura degli investimenti, i rapporti societari e l’eventuale effettivo coinvolgimento dei soggetti interessati nelle attività richiamate.
«Siamo e restiamo convintamente favorevoli all’agrivoltaico, perché rappresenta una delle opportunità più interessanti per accelerare la decarbonizzazione, sostenere l’agricoltura e rendere i territori più resilienti alla crisi climatica – dichiara Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente. Proprio per questo riteniamo che la crescita delle rinnovabili debba essere accompagnata da criteri di qualità, trasparenza e responsabilità altrettanto forti. La transizione energetica non può essere considerata separata dai valori che guidano una società democratica e dal rispetto dei diritti umani».
L’agrivoltaico, se correttamente integrato con l’attività agricola, può inoltre offrire una risposta concreta agli effetti della crisi climatica sulle coltivazioni. L’ombreggiamento prodotto dai pannelli può contribuire a ridurre l’evapotraspirazione e lo stress termico, offrendo una maggiore protezione alle colture in condizioni di temperature elevate e siccità.
Per Legambiente, quindi, il confronto sui singoli impianti deve partire da una distinzione chiara: il valore della tecnologia non può essere confuso con le caratteristiche degli investimenti o con le responsabilità dei soggetti che li promuovono.
«Dobbiamo uscire dalla logica del “sì” o del “no” alle rinnovabili – prosegue Gentili. Dobbiamo valutare i progetti per la loro capacità di produrre energia pulita mantenendo la funzione agricola, tutelando il suolo, rendendo gli agricoltori protagonisti e garantendo benefici ai territori. Allo stesso tempo, è fondamentale assicurare la massima trasparenza sugli investitori e sulle catene societarie. Nel caso di Ribolla, alla luce delle informazioni emerse, riteniamo doveroso che le istituzioni competenti facciano piena chiarezza sulla struttura proprietaria, sulle responsabilità dei soggetti coinvolti e sul quadro complessivo dell’investimento».
Sul caso specifico interviene anche Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, che richiama la necessità di mantenere distinti il tema dell’urgenza della transizione energetica e quello della verifica delle responsabilità dei soggetti coinvolti.
«La necessità di accelerare lo sviluppo delle rinnovabili è ormai evidente e non può essere messa in discussione né strumentalizzata da nessuno – sottolinea Fausto Ferruzza. – Allo stesso tempo, proprio perché vogliamo una transizione energetica seria e responsabile, è necessario fare chiarezza con tutta la trasparenza del caso, sulla provenienza degli investimenti e sui soggetti coinvolti. Il riferimento alle vicende che riguardano il gruppo Shikun & Binui impone una verifica puntuale del coinvolgimento di questa azienda nelle attività richiamate. Sono due piani che devono rimanere distinti: da una parte l’urgenza di sviluppare le rinnovabili, dall’altra l’accertamento rigoroso dei fatti e delle responsabilità. Perché è del tutto evidente che non vorremmo in nessun caso che la conversione energetica fosse “inquinata” da aziende colluse o peggio coinvolte in crimini contro l’umanità».
Il caso Ribolla pone dunque una questione che riguarda il modo stesso in cui costruire la transizione energetica: accelerare sulle rinnovabili e sull’agrivoltaico, tutelando al tempo stesso il territorio, l’attività agricola e la trasparenza degli investimenti. Una transizione che, per essere davvero sostenibile, deve tenere insieme obiettivi climatici, qualità dei progetti, responsabilità degli investitori e rispetto dei diritti umani.


