GESSI ROSSI, LEGAMBIENTE: NO AL RIPRISTINO, SI LAVORI INSIEME PER DIFENDERE L’ECOSISTEMA E L’INTERA AREA

Il 22 giugno prossimo è stata convocata a Grosseto la Conferenza dei servizi che dovrebbe chiudere l’iter amministrativo per la definitiva autorizzazione degli interventi di messa in sicurezza e rinaturalizzazione dell’area delle ex cave di Pietratonda. Stando a quanto si apprende dalla relazione tecnica presentata a giugno del 2019, il progetto per la definitiva ottemperanza dell’ordinanza del Tribunale di Grosseto prevederebbe lo svuotamento del lago dell’Incrociata e il riempimento mediante riporto di materiali ambientalmente compatibili di provenienza esterna e costituiti da solfato di calcio secondo l’articolo 298 bis del Codice dell’ambiente. In buona sostanza, i famosi gessi rossi. A tale opzione si oppone Legambiente che mette in evidenza il particolare pregio ambientale dell’area e le mutate condizioni del sito e chiede che la Conferenza non sia di carattere decisorio ma abbia come finalità un ulteriore approfondimento dell’annosa questione.

“Quella delle delle ex cave di Pietratonda – ha dichiarato Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente – è un’area di particolare pregio ambientale. Com’è noto, si trova ai piedi dell’oasi faunistica di Monte Leoni, è ricca di falde acquifere, è zona di agricoltori e allevatori, custodisce ampie estensioni boschive, si trova a pochi passi dagli scavi archeologici di un’area termale oggetto di studio da parte della Soprintendenza ai Beni archeologici della Toscana e possiede una elevatissima importanza dal punto di vista naturalistico, rappresentando un vero e proprio corridoio faunistico per la presenza di avifauna di pregio e di varie specie di animali selvatici tra i cui anche il lupo, per il quale rappresenta un sito riproduttivo.

Non solo: nel corso del tempo – ha proseguito Gentili – la natura ha fatto il suo corso, occupando spontaneamente con piante e vegetazione arbustiva gli scavi e dando forma a piccoli invasi riempiti dalle acque piovane e dal reticolo idrico superficiale. Insomma, un luogo unico e da difendere senza se e senza ma. Purtroppo, però, ancora oggi ci chiediamo il motivo per il quale si debba rammentare il suo valore e lo si debba difendere da chi vorrebbe stravolgerne l’equilibrio e la fisionomia. Il ripristino dell’area – ha spiegato Gentili – avrebbe infatti un impatto a dir poco devastante sull’ecosistema dell’intera zona e sul micro-ecosistema che si è venuto a creare. Ci auguriamo pertanto – ha concluso Gentili – che la Conferenza non rappresenti un momento di decisione quanto piuttosto un’occasione di riflessione e di ripensamento su una decisione che potrebbe rivelarsi drammaticamente impattante, peraltro in maniera irreversibile.”