AREE IDONEE PER LA SISTEMAZIONE DEI RIFIUTI RADIOATTIVI: “SI ASCOLITINO I TERRITORI”

Volge alla conclusione l’iter preparatorio che porterà alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico per garantire una sistemazione definitiva ai rifiuti radioattivi di bassa e media attività presenti sul territorio italiano. È infatti di poche ore fa la notizia del nulla osta del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare a seguito del quale la Sogin ha pubblicato sul sito www.depositonazionale.it la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), il progetto preliminare e tutti i documenti correlati alla realizzazione del deposito. Le aree interessate dalla Cnapi sono state individuate in sette regioni: Piemonte, Sardegna, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia e Sicilia. In Toscana è stata selezionata l’area compresa tra Pienza e Trequanda, in provincia di Siena, e il comune di Campagnatico nel grossetano. Questo passaggio consente adesso di avviare la fase di consultazione dei documenti che durerà due mesi. Al termine della consultazione, nell’arco dei quattro mesi successivi, si terrà un seminario nazionale con l’inizio di un dibattito pubblico vero e proprio che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca. È in questa fase che saranno approfonditi tutti gli aspetti. In base alle osservazioni raccolte nel seminario nazionale, Sogin aggiornerà la Cnapi che verrà nuovamente sottoposta ai pareri dei ministeri per la convalida della versione definitiva della carta. 

“Lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti radioattivi – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è fondamentale per mettere la parola fine alla stagione del nucleare italiano e per gestire i rifiuti di origine medica, industriale e della ricerca che produciamo ancora oggi. La partita è aperta da tempo, non è semplice ma è urgente trovare una soluzione visto che questi rifiuti sono da decenni in tanti depositi temporanei disseminati in tutta Italia. Per questo dal 2015 abbiamo più volte denunciato il ritardo da parte dei ministeri competenti nella pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. Ora è necessario che si attivi un vero percorso partecipato, che è mancato finora, per individuare l’area in cui realizzare un unico deposito nazionale, che ospiti esclusivamente le nostre scorie di bassa e media intensità, che continuiamo a produrre, mentre i rifiuti ad alta attività, lascito delle nostre centrali ormai spente grazie al referendum che vincemmo nel 1987, devono essere collocate in un deposito europeo, deciso a livello dell’Unione, su cui è urgente trovare un accordo”. 

Già nel 1999 con il dossier ‘L’eredità radioattiva” Legambiente evidenziò come la stagione del nucleare italiano non fosse finita, alla luce della pesante eredità delle scorie nucleari collocate in depositi temporanei situati in aree assolutamente inidonee e delle operazioni di smantellamento e bonifica delle vecchie centrali ancora da completare. Per questo nel passato l’associazione ambientalista ha più volte ricordato come il problema degli attuali siti nucleari a rischio non può essere risolto costruendo nuovi depositi in questi stessi siti ma individuando, con trasparenza e oggettività, il sito per una diversa e sicura collocazione di tutti i materiali radioattivi presenti in quelle aree. Il Deposito nazionale (che secondo il Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi dovrà essere realizzato entro il 2025) sarà inoltre funzionale allo smantellamento e alla bonifica delle vecchie centrali nucleari ancora presenti sul territorio nazionale e per gestire i rifiuti prodotti annualmente negli ospedali, dall’industria e dai centri di ricerca.”

“In questa discussione – ha concluso Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente – è necessario il massimo coinvolgimento e ascolto dei territori, delle loro vocazioni e specifiche esigenze. Chiediamo inoltre di destinare le scorie ad alta attività in un deposito europeo e quelle a media e bassa in un deposito nazionale. Tutto ciò a patto che ci si avvii verso una scelta partecipata e condivisa, tenendo conto anche e soprattutto di criticità già esistenti, dando seguito a tutte le verifiche necessarie, evitando decisioni dall’alto.”