Allevamento ittico off-shore a largo della Giannella, Legambiente e WWF: “Fare un passo indietro per salvaguardare l’ecosistema marino e l’economia della costa.”

Il progetto relativo alla realizzazione di un impianto per l’allevamento ittico off-shore in gabbie galleggianti davanti alle coste della Giannella, tra Talamone e Porto Santo Stefano, presenta troppe criticità: necessario azzerare le ripercussioni sull’ecosistema.

Gentili, Legambiente : “Ci auguriamo che chi di dovere decida di fare un passo indietro e riveda le proprie posizioni in merito ad un progetto che in questi termini potrebbe mettere a rischio l’intera area.”

Passalacqua, WWF: “Dopo la chiara e netta posizione del Sindaco di Monte Argentario ci aspettiamo un’analoga presa di posizione anche dal Sindaco di Orbetello per evitare questa ennesima sciagura sul nostro territorio.”

 

Il progetto relativo alla realizzazione di un impianto per l’allevamento ittico off-shore in gabbie galleggianti davanti alle coste della Giannella, tra Talamone e Porto Santo Stefano, rappresenta una criticità notevole per l’ecosistema marino in merito alla quale è necessario accendere i riflettori. Stando al progetto, dovrebbero essere installati 4 reticoli di 8 gabbie ciascuno. In ogni gabbia, verrebbero messi circa 250.000 avannotti e ogni anno verrebbero seminate 8 gabbie di spigole e 8 gabbie di orate per un totale di circa 1.000 tonnellate all’anno di pescato. Dal progetto presentato si apprende anche che sarebbe prevista una semina di circa 3.600.000avannotti durante l’anno a seguito della liberazione delle gabbie.

La proposta di realizzare gabbie con materiali eco-sostenibili che non rilasciano sostanze tossiche non servirà a mitigare l’impatto di una simile opera. “L’impianto per l’allevamento ittico off-shore – hanno dichiarato gli esponenti ambientalisti – è senza alcun dubbio troppo invasivo per tutta la costa sud della Maremma. L’impatto sull’ecosistema marino, stando al progetto presentato, sarebbe, infatti, eccessivo. Basti pensare, ad esempio, alla densità del pesce allevato, alla grande quantità di rifiuti, reflui, escrementi e residui dei mangimi che verrebbero riversati in mare e che potrebbero interessare anche l’area costiera.

L’auspicio – ha continuato Gentili – è che gli enti preposti rivedano il progetto al fine di eliminare ogni genere di criticità. Obiettivo principale, dunque, è quello di rendere pressoché nulle le ripercussioni sull’ecosistema marino e sulla costa. E se l’impatto ambientale ci preoccupa non poco, ad allarmarci sono anche le ripercussioni sull’economia del territorio. L’indotto turistico, ad esempio, potrebbe risentire non poco di una simile opera come, del resto, a pagarne le conseguenze potrebbe essere tutto il comparto economico già esistente legato, appunto, alla pesca. Ci auguriamo, quindi, che chi di dovere decida di fare un passo indietro e riveda le proprie posizioni in merito ad un progetto che in questi termini potrebbe mettere a rischio l’intera area.”