Ma mò che viene sera e c’è il tramonto
io nun me guardo ‘ndietro... guardo er vento.
Quattro ragazzini hanno fatto n’astronave con
npo’ de spazzatura vicino ai secchioni, sotto
le mura dove dietro nun se vede e c’è n’aria
scura scura.
Ma guarda te co quanta cura
se fanno la fantasia de st’avventura
Me mozzico le labbra
me cullo che me tremano le gambe de paura
poi me fermo e penso:
però che bella sta bella fregatura...
E brindo a chi è come me…
Da “Il bar della rabbia” – Alessandro Mannarino
Come di consueto, una frase da un libro, da una canzone o un semplice aforisma per raccontare il Clorofilla. L’idea iniziale era quella di utilizzare una frase dal libro di Paolo Sorrentino, in cui l’autore di “Hanno tutti ragione” dice che “bisogna comprendere gli altri anche nel momento in cui ti stanno uccidendo”.
Perché il Clorofilla sta lottando per la sopravvivenza, soprattutto a causa di poche risorse economiche che non permettono di pianificare in tranquillità il lavoro fatto di passione e impegno che dura un anno. Con serenità e senza polemica vogliamo solo ricordare che ci mettiamo davvero tanta cura, come i ragazzini che costruiscono l’astronave di Mannarino.
E allora l’invito agli spettatori, agli ospiti, a coloro che entreranno in collisione positiva con noi è di guardare i film, i documentari, i corti e gli appuntamenti nell’uliveto o collaterali come qualcosa di prezioso, che aldilà della percezione visiva, necessita di un lavoro di “senso”, di cuore, di costruzione consapevole e non casuale. Insomma di tanto amore.
Per questo….brindo a chi è come me…a chi ancora oggi si commuove per un film, per quello che avviene nei 364 giorni che precedono quella visione o per un’astronave fatta di fantasia.
Il vostro Clorofilla film festival
In attesa di risorgere